Mostra "Simbolismo" a Parma






La visita guidata alla mostra “Il Simbolismo in Italia” a Parma, ospitata alla Fondazione Magnani-Rocca, riunisce oltre 140 opere tra dipinti, sculture e incisioni, permettendo ai visitatori di affrontare un’ampia retrospettiva sul Simbolismo italiano tra Otto e Novecento, un percorso che ricostruisce l’identità autonoma del nostro paese pur nel costante dialogo con le correnti europee, dal preraffaellismo inglese alla cultura francese e mitteleuropea, con riferimenti come Gustave Moreau e Arnold Böcklin.
Articolata in sette sezioni, la mostra di Parma affronta i nuclei tematici centrali nell’evoluzione simbolista: la natura come organismo vivente, il mito come esperienza perturbante, la figura femminile tra santità e seduzione, il paesaggio quale spazio dell’interiorità (il “paesaggio dell’anima” dei divisionisti) e il segno grafico come veicolo dell’invisibile, approfondendo anche il contesto teorico-letterario di fine Ottocento, attraverso confronti tra artisti e autori quali D’Annunzio, Conti, Grubicy. Ne emerge un Simbolismo italiano capace di integrare suggestioni spirituali e riflessioni sul mito, rapportandosi con la tradizione figurativa nazionale, pur nel costante confronto con i movimenti internazionali.
Tra gli artisti presenti figurano personaggi di immenso rilievo come Segantini, Pellizza da Volpedo, Previati, Sartorio, Chini, Russolo, Bistolfi, Adolfo Wildt, Martini, Saccaggi e Andreotti; opere di Böcklin, Burne-Jones, von Stuck e Klinger documentano invece i cpmlessi ed interessanti rapporti con l’arte europea. La mostra analizza anche la più tardiva ricezione del Simbolismo in Italia, evidenziando scambi culturali come la permanenza di Böcklin a Firenze e l’ambiente preraffaellita tra Roma e Firenze. L’ultima parte documenta la persistenza del linguaggio simbolista oltre il 1910, confermandone la vitalità e l’evoluzione autonoma nel panorama artistico italiano.
La visita guidata alla mostra sul Simbolismo a Parma sarà un viaggio all’interno di un’arte che, come disse un critico nel 1900, “non vuole rappresentare le cose, ma l’alone di mistero che le circonda, non la realtà, ma il sogno della realtà, non il visibile, ma l’invisibile che nel visibile traspare”. Bellezza, mistero, ossessione: una delle più grandi mostre mai dedicate al Simbolismo italiano.