Mostra di Chagall a Ferrara



La visita guidata alla mostra di Chagall a Ferrara porta alla scoperta dell’arte colorata, sognante e originale di uno dei più grandi maestri del Novecento.
Nato in Bielorussia da una famiglia ebraica, Chagall ebbe una vita lunga e tormentata, puntualmente evocata e immortalata dal suo pennello, che spazia con grande abilità dalle radici culturali e popolari del paese natio alle leggende ebraiche, dall’amore per Belle fino al ricordo delle persecuzioni e della fuga.
La sua infanzia nello shtetl e l’educazione ebraica tradizionale divennero la linfa vitale della sua produzione artistica, creando un legame profondo con la tradizione ebraica di Ferrara. Colori forti, contorni nitidi e atmosfere luminoseavvicinano l’arte di Chagall a quella di Gauguin e Cézanne, che lo ispirarono negli anni trascorsi a Parigi dal 1910.
Qui, nonostante i contatti con le avanguardie di Montparnasse come il Cubismo e il Fauvismo, Chagall mantenne una distanza stilistica, concentrandosi sul “lato invisibile, quello della forma e dello spirito”, alimentato da una fantasia fiabesca e infantile radicata nella tradizione russa.
Durante la Prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione, fu Commissario dell’Arte a Vicebsk, fondando la Libera Accademia d’Arte e il Museo di Arte Moderna. Tuttavia, il suo stile “fresco” e “infantile”, popolato da mucche e cavalli volanti, lo mise in contrasto con il Suprematismo, costringendolo a lasciare l’incarico.
Dopo un periodo a Mosca e le commissioni per il Teatro Ebraico di Stato, tornò a Parigi nel 1923, divenendo cittadino francese nel 1937. Durante la Seconda Guerra Mondiale, fuggì negli Stati Uniti, dove visse l’esperienza dell’esilio e dell’Olocausto, rievocata nelle sue opere allegoriche.
Rientrato in Europa, Chagall ricevette importanti commissioni religiose e civili: le cattedrali di Metz e Reims, la sinagoga dell’ospedale Hadassah a Gerusalemme e il celebre soffitto dell’Opéra di Parigi.
La visita guidata alla mostra di Chagall a Ferrara permette di ammirare oltre 200 capolavori, testimoni di uno straordinario sincretismo culturale, che rivela un artista capace di dialogare con le Avanguardie del Novecento pur mantenendo un’identità poetica e personale unica.